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Legge elettorale. Problema politico ad elevato rischio. Di Franco Tegoni

11 febbraio 2014

Pubblicato in: Articoli PD Parma

Giuseppe Bizzi, intervenendo sulla News del PD, auspica che in Parlamento si realizzino le condizioni per modificare profondamente il progetto di legge elettorale elencandone i punti che ritiene più criticabili: 

  •      mancanza del voto di preferenza,
  •      riparto dei seggi su base nazionale,
  •      possibilità di candidarsi in più collegi,
  •      bassa soglia minima per fruire del premio di maggioranza,
  •      elevate soglie minime per entrare in Parlamento.

Conclude la sua analisi affermando che, se non si apportano modifiche significative al progetto, si realizzerebbe una legge elettorale di pieno gradimento per il solo Berlusconi. 

Le critiche sono condivisibili. Infatti il progetto di legge è oggettivamente una riedizione del “porcellum” tentando da una parte di ottemperare alle censure della Corte Costituzionale, dall’altra di accrescere i limiti per l’accesso al Parlamento dei piccoli partiti. Sono evidenti i motivi per cui il progetto appare di gradimento per il solo Berlusconi. Va fatta notare inoltre l’affermazione che tale progetto darebbe certezza e stabilità di governo e che favorirebbe il bipolarismo. Sono affermazioni non suffragate dalla realtà in quanto il governo si formerebbe sulla coalizione vincente ed inoltre nessuna norma assicura che il partito vincente non subisca scissioni, mentre il bipolarismo è solo un astratto auspicio perché la realtà italiana è multipolare. Infatti il corpo elettorale (100%) va suddiviso tra astensioni (30%), centro sinistra (18-22%), centro destra (18-22%), M5S (12-15%), somma dei piccoli partiti non coalizzati (8-10%). Nessuna legge potrà modificare radicalmente questa realtà. 

Le ragioni di tale situazione, a mio avviso, stanno nei seguenti fatti: 

  •       il progetto di legge nasce fondamentalmente come accordo fra i leaders delle due forze maggioritarie al di fuori di un ampio dibattito parlamentare o almeno di partito,
  •      la trattativa si è sviluppata con la rappresentanza del PD focalizzata sull’esigenza di realizzare l’obbiettivo in tempi brevi, mentre quella di FI era focalizzata sui meccanismi della legge. L’esito, oggettivamente più consono alle esigenze di FI, fa sì che ogni modifica debba passare con il benestare di FI, che in parole povere vuol dire che Berlusconi ha un forte potere di interdizione.

Infine va tenuto conto che l’approvazione definitiva della legge necessita anche dell’approvazione almeno della trasformazione del Senato con legge costituzionale, diversamente, nel caso in cui accadesse una crisi di governo prima dell’approvazione definitiva di quest’ultima legge, è facile pensare che si andrebbe ad elezioni anticipate con la legge proporzionale come modificata dalla Corte Costituzionale. 

Se tutto questo è vero le possibilità di modifica sono assai esigui e devono trovare tutte l’ok di Berlusconi. 

I rischi di una battaglia parlamentare dura sarebbero notevoli per il Paese in primo luogo, ma anche per il PD in misura difficilmente valutabile. La realizzazione piena e rapida del progetto, ancorchè di basso gradimento per noi, comporta che il Segretario del PD faccia ogni sforzo per realizzare una forte unità politica del PD, dei suoi gruppi parlamentari e di tutto il partito anche a livello periferico. Siamo in una fase ad alta criticità in cui a nessuno è consentito di evadere dalle proprie responsabilità. 

Un  amico, di opinioni politiche cangianti ma attento alla politica, mi ha posto questa domanda insidiosa: “se l’obiettivo è di far presto e di far risparmiare spese per le istituzioni, perché non si procede a cancellare la Camera dei Deputati (630 membri)  facendo rimanere il solo Senato(315 membri) che ha la caratteristica di essere già rappresentativo delle realtà regionali. In tal modo non ci sarebbe l’esigenza di un Senato delle autonomie che costerebbe perché non è credibile che i nuovi Senatori lavorerebbero gratuitamente…dopo i primi 15 giorni dalla nomina…Il risparmio sarebbe più che raddoppiato, il monocameralismo realizzato in pieno, i lavori parlamentari si semplificherebbero”.  

Io non ho saputo rispondere, qualcuno lo sarebbe?

Franco Tegoni

 



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