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Crisi Kale, consiglieri regionali Pd interrogano la giunta “Fare tutto il possibile per garantire i posti di lavoro”

11 giugno 2015

Pubblicato in: Regione Emilia-Romagna

“Cosa si può fare per evitare la chiusura degli stabilimenti ex Fincuoghi di Borgo Val di Taro e salvaguardare gli attuali livelli occupazionali?”. E’ questa la domanda che i tre consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna del Partito democratico Alessandro Cardinali, Barbara Lori e Massimo Iotti hanno posto, attraverso una interrogazione alla Giunta Regionale. Al centro della questione c’è il futuro di 125 famiglie che rischiano concretamente di perdere il lavoro dopo che, la nuova proprietà degli impianti - il gruppo Kale, multinazionale del settore ceramico - aveva fornito un piano industriale di rilancio, basato su terzisti e su una rinnovata spinta tecnologica. Ma poi è arrivato il cambio di rotta e lo scorso 8 giugno l’azienda ha comunicato l’intenzione di cessare tutte le attività produttive dello stabilimento di Borgo Val di Taro, con l'immediata apertura di procedura di messa in mobilità dei dipendenti, che fino al 19 luglio resteranno in cassa integrazione.

Una situazione insostenibile per i tre consiglieri che si sono rivolti direttamente alla giunta regionale per chiedere oltre l’impegno per tentare di salvaguardare i lavoratori anche “quali azioni intenda perseguire per assicurare, in ogni caso, fin d’ora l’accesso ai più utili strumenti di ammortizzazione sociale per sostenere i lavoratori coinvolti e per tutelare la capacità produttiva dell'Alta Val Taro”.

L’Assessore Regionale alle Attività Produttive, Palma Costi, si è già mossa per lavorare sulla questione convocando per giovedì 11 giugno un incontro del Tavolo regionale per una valutazione della situazione aziendale con l’obiettivo di fare di tutto per salvaguardare lo stabilimento e i livelli occupazionali, ricordando che solo un anno fa era stato rinnovato  un accordo per l'utilizzo di ammortizzatori sociali utili alla prosecuzione dell'attività aziendale definendo un'intesa anche sugli esuberi.

Cardinali, Lori e Iotti sono comunque pronti a sostenere, per quanto possibile, la vicenda dei lavoratori che rischiano di rimanere senza lavoro. “La chiusura dello stabilimento – dicono - rappresenterebbe un duro colpo per l’economia della montagna parmense con un grave impoverimento del proprio patrimonio industriale e un aggravarsi della crisi occupazionale”.



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