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MACRON č UN GIGANTE dai PIEDI d'ARGILLA? di Maurizio Vescovi

10 luglio 2017

Pubblicato in: Articoli PD Parma

Il successo di proporzioni mai viste in elezioni in Francia di un candidato non appartenente a partiti ideologici suscita domande e - almeno da parte mia - molte perplessità. Macron è probabilmente un ottimo manager politico, rappresenta l'establishment. Non ha infiammato i cuori dei francesi, nè per la sua storia politica o per la sua biografia personale,nè per la sua espressione ideale. Non ha scaldato i cuori né ha suscitato emozioni interiori.Non ha creato un clima di entusiastico convincimento. Non ha fatto sognare per i suoi ancoraggi ideali.............Non c'è stato trascinamento emozionale in un successo le cui coordinate appaiono studiate a tavolino. Il voto per lui è stato - a mio parere - un voto contro tutti gli altri. Così la Francia ha scelto un economista,un uomo della finanza,un uomo che dentro la quotidianità  vissuta della gente comune le mani non le ha mai messe.. Macron si è imposto all'attenzione dei tanti delusi dalla politica come l'uomo “giovane, efficiente - né di destra né di sinistra”. Insomma Macron si è imposto con uno stereotipo-un mix sapiente- con caratteristiche-a ben vedere- “banali”.

Lui ha sicuramente aggiunto credibilità per la preparazione -specifica e di spessore -su materie di economia e finanza. Competenze e preparazione di prim’ordine –  Macron si è formato-è stato iscritto fin da subito- alla prestigiosa 'École Nationale d'Amnistration"  – e ha scalato,in un percorso già ben delineato in un cronoprogramma da laboratorio, le vette del mondo bancario francese prima di approdare agli incarichi governativi durante la presidenza Hollande. Mi chiedo:quali sono -però- i pilastri valoriali, i fondamenti culturali, l’alfa e l’omega del suo pensiero politico, in termini di visione sociale?Quali sono i suoi ancoraggi ideali,non negoziabili?Non è domanda di poco conto se l'interrogativo riguarda un uomo che guida uno dei paesi più importanti d'Europa e del mondo. Economia e finanza, prive di una forte idealità sulla quale poggiarsi, sono giganti dai piedi d’argilla. E questo, forse – i tempi a venire lo diranno – incarna Macron: un gigante dai piedi d’argilla, un enfant prodige della politica, a rischio di non crescere, di rimanere imbozzolato nel proprio ipertrofico personaggio.

Ma la riflessione che qui si vuole tentare, dal presidente della repubblica francese prende solo spunto. Macron è un’incarnazione, una personificazione. Ed è appunto il nodo della personificazione in politica ad essere il vero oggetto di confronto. 

Ciò che emerge, oggi, è la deriva non solo della personificazione e della identificazione di un partito con il suo leader. Non è più solo la deviazione, lo scivolamento pericoloso verso forme di negazione del valore della Politica intesa come baluardo a difesa di valori e di ideali sbrigativamente etichettati come zavorra ideologica.

Se esaminiamo il caso Macron – divenuto icona e modello di successo anche per diversi politici nostrani – lo scenario appare con confini  netti e sconfortante. Un uomo senza storia politica, sbucato dal nulla della politica ha saputo e potuto far man bassa di consensi, accaparrandosi una consistente maggioranza di voti, espressione comunque della sola, esigua parte di cittadini che hanno esercitato il diritto di voto, in una competizione segnata dal forte astensionismo. Macron, infatti, ha sbancato un banco pieno a metà col suo En Marche!. Uomo senza storia politica e senza partito, Macron un movimento se l’è creato ad hoc, ritagliandolo a sua immagine: l’immagine del movimento, la futuristica idea di avanzamento e di cambiamento, sotto l’ombrello dell’europeismo e con il sigillo del liberismo economico.  Non siamo, quindi, nemmeno di fronte al movimento-partito del leader. Il movimento-partito, in questo caso, è una mera espressione linguistica, un nome sulla carta, una scatola vuota – di valori, di idealità, di visioni - è un brand,  En Marche!, meramente strumentale al successo e al futuro di Macron.

Dove porterà la marcia dell’economista e finanziere Macron? Dove andrà la Francia e con lei la Politica in senso lato?

Solo il prossimo futuro può dare una risposta. Nell’attesa, in Francia e nel nostro paese, occorrerà lavorare e tanto per ridare senso e significato, valore e calore alla Politica e ai Partiti veri. Senza  stelle polari ideali non si và da nessuna parte.

 



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