
Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’ennesimo dietrofront della nostra Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Fino a poche settimane fa urlava agitandosi dal palco in uno dei suoi tanti comizi chiedendo il Nobel per la pace al suo “amico Trump”. L’altro giorno, anche se in ritardo e dopo 9 ore di riflessione, ha criticato l’attacco delirante di Trump al Pontefice. I suoi silenzi in questo anno e mezzo sono stati insostenibili sia quando Netanyahu bombardava civili palestinesi e libanesi, sia quando Trump ha attaccato l’Iran. Quello che ci auguriamo è che finalmente si possa sentire qualche suo ulteriore intervento di dura critica contro le scellerate politiche destabilizzanti e gli attacchi di Trump contro la pace e il diritto internazionale, la libera convivenza e lo sviluppo economico.
Quello che è certo è che non basta una tardiva dichiarazione seppur condivisibile per cambiare un’intera politica estera caratterizzata da assenza di proposte e interventi politici, subalternità.
Da alcuni giorni a Trump sono venute a mancare le due teste d’ariete (Meloni e Orban) con le quali cercava di dividere l’Europa, da oggi deve partire una forte reazione unitaria del vecchio continente con l’obbiettivo di rafforzarne la posizione e renderla più unita e autonoma per affrontare le nuove dinamiche politiche nel mondo.
Il partito democratico da parte sua deve organizzarsi in questo anno per arrivare pronto alle amministrative e poi alle politiche del 2027.
Obiettivo primario preparare, insieme a tutte le forze progressiste che vogliono partecipare, un programma semplice credibile e coerente con le idee delle forze di centro sinistra. L’Italia e gli italiani, mai come in questo momento, hanno bisogno di una alternativa nella quale credere e alla quale dare fiducia e aggrapparsi per uscire da questi anni di Governo Meloni caratterizzati, oltre che da Ministri inadeguati, da una totale mancanza di politiche economiche e sociali, ricordati per l’assenza di un ruolo primario nella politica estera e per lo sciagurato tentativo di realizzare, in questo periodo di scarsità di risorse economiche, il ponte sullo stretto o tentare di modificare la Costituzione con arroganza e senza un fondamentale confronto ampio e costruttivo nelle sedi istituzionali opportune.
Nicola Bernardi
Segretario provinciale Partito Democratico di Parma