
Il PD di Parma interviene al fine di commentare le ultime novità normative in tema di sicurezza pubblica provenienti dal governo Meloni. In particolare, sotto la lente, è quanto contenuto in un emendamento al Testo Unico Immigrazione (TUI) che riconoscerebbe un compenso economico pari a 615 euro a tutti gli avvocati che decidano di collaborare affinché il cittadino straniero aderisca al programma di rimpatrio assistito volontario al fine di tornare nel paese di origine.
“ È bene ricordare come il diritto di difesa degli stranieri è stato severamente colpito quando, nel 2018, il decreto-legge n 113, a firma Matteo Salvini, ha eliminato il secondo grado di giudizio per i procedimenti di fronte alle sezioni di diritto di immigrazione, avverso i provvedimenti di diniego della protezione internazionale. Già in quegli anni si era sancita una marcata e netta discriminazione tra ciò che è concesso ai cittadini italiani e ciò che è riconosciuto ai cittadini stranieri in termini di diritto alla difesa. Ancora una volta, fa notare il PD provinciale, questo governo colpisce le fasce più svantaggiate della popolazione, coloro che incontrano maggiori ostacoli ad accedere alla giustizia, sia per difficoltà economiche, sia per le reiterate formulazioni normative che, di anno in anno, rappresentano ingiustificati attacchi ai diritti dei cittadini stranieri presenti sul territorio italiano e alla effettiva capacità dei legali di difendere i loro interessi senza essere penalizzati sia dal punto di vista economico (attraverso i concreti ostacoli a ricorrere al patrocinio a spese dello stato), sia dal punto di vista procedurale.
Viene infine da chiedersi se, come è già stato sottolineato dall’Onorevole Serracchiani, ci sia veramente la copertura finanziaria per un intervento economico di tale portata – afferma la segreteria provinciale del Partito Democratico - Pare infatti che l’articolo 30-bis del decreto-legge, inserito nella legge di conversione, disponga che il Governo trasferisca al Consiglio nazionale forense 246.000 euro per il 2026 e 492.000 euro per i due anni successivi, per “compensare” gli avvocati che assisteranno i loro clienti nella partecipazione a un programma di rimpatrio assistito.
Il legale, ammesso e non concesso che tali fondi ci siano, verrebbe retribuito non per aver adempiuto ai propri obblighi deontologici nei confronti degli interessi del cliente o al fine di tutelare il diritto alla difesa effettiva riconosciuto dall’art 24 della Costituzione, sia ai cittadini italiani che stranieri, bensì per seguire gli obiettivi politici del governo.
Il senso di tutto questo lo capiamo molto bene: è in atto una discriminazione su base di provenienza e di nazionalità. Se nasci in determinati paesi, i tuoi diritti valgono meno. Sorge una domanda. Come si comporterà questo governo quando, a causa di tutte le guerre attualmente attive, giungeranno sul territorio italiano i sopravvissuti delle scelte politiche fatte anche dall’Italia e da chi al momento la governa?”.